A MENTE FREDDA

Ritratto di enricoquerci
A distanza di una settimana, lasciate sedimentare le emozioni, voglio raccontare dei due giorni passati a Siena per vivere il Palio che non c’è stato.
 
In Duomo
 
La città è sempre bellissima e nessuna pandemia potrà toglierle il fascino che sprigiona. Pochi turisti a giro per il centro, la maggior parte (a sensazione) stranieri. Il primo luglio, andando in su e in giù per il centro e le Contrade, una sensazione di “vuoto” per il poter passeggiare senza dover fare gomitate nella folla.

È stata anche l’occasione per poter fare un giro, l’ennesimo, all’interno dei musei civici approfittando dell’ingresso gratuito. Entrare in Duomo senza fare la fila e poter riammirare i magnifici mosaici del pavimento (a proposito, dal 17 agosto al 7 ottobre saranno nuovamente scoperti integralmente), con calma, senza essere spinti da altri sudati turisti.
A parte questo, la sensazione provata in quei momenti è stata il silenzio che però era solo esteriore perché dentro la mia testa rullavano i tamburi e i miei occhi vedevano volteggiare le bandiere che accompagnano l’ingresso nella Cattedrale dei cittini di Siena per la cerimonia dei ceri e dei censi. Ecco, che strano, mi sovviene solo adesso che questa e non un’altra scena del Palio ha occupato la mia memoria. I bambini e non il Giubilo di una Contrada che porta in trionfo il suo fantino, mentre tutti si abbracciano, si baciano, piangono e cercano di toccare il loro (sì, adesso è proprio loro e per sempre) Cencio.
 
L'osteria
 
Per la pausa del pranzo non potevo non andare da due miei cari amici, Davide e Bobbe. Nella loro osteria in Camollia trovo sempre il tempo di passare qualche minuto per rigenerare il corpo e rilassare la mente. A Siena, che il Palio ci sia o meno, niente capita mai per caso, io credo.
Prima del pranzo, un salto alla stalla dell’Istrice, proprio lì, dietro l’angolo, dopo la fontanina della Contrada. Non ci sono le transenne, non c’è nessuno. Quasi davanti alla porta della stalla è parcheggiato una moto, cavalcatura moderna che non può portare alcuna vittoria in Piazza.
All’osteria saluto un po’ di gente istriciaiola, mi sparo un piatto di pici come da tradizione antica, il calice di rosso aiuta a farmi calare in un momentaneo stordimento che viene risvegliato, improvvisamente, dall’ingresso nell’osteria di Michele che mi dice: “Enrico non andar via, sta per arrivare Già del Menhir ... vieni a fare due foto?”
Già, un cavallo, un nome e un fiume di ricordi che sgorgano dalla memoria.
 
 
2 luglio 2008

Il mio secondo Palio con l’accredito del Comune e del Consorzio come fotografo in Piazza.
La postazione assegnata è a San Martino.
Ma prima della Carriera, il giorno della Prova Generale e della Cena vissuti proprio con l’Istrice, grazie all’invito di un amico ippico, Maurizio Guarnieri.
E poi tutto quello che è accaduto, dopo il trionfo del sauro volante sul tufo, in coppia con Trecciolino.
La foto di loro due in uscita da San Martino, di spalle, il fantino con il braccio alzato che sembra voler dire “Abbiamo GIÀ vinto”, anche se non è così. La foto stampata che aspetta ancora l’autografo di Gigi Bruschelli: prima o poi, riuscirò a fargliela firmare.
E poi tutti in Provenzano, e poi in Contrada, alla stalla, a rivedere l’impresa di Già del Menhir mentre il cavallo passeggia lungo le mura, coccolato dagli sguardi di tutti, grandi e piccini.
Le mie foto in quel Numero Unico e la proiezione di un mio filmato in Contrada, in occasione della benedizione della stalla, l’anno successivo. Le forti emozioni che mi hanno fatto amare ancora di più Siena e il suo Palio.
 
1 luglio 2020
 
Già del Menhir torna nell’Istrice in questa vigilia di un Palio che non c’è. È lui l’ultimo cavallo ad aver portato un Cencio nell’Istrice. A lui i contradaioli tributano ancora una volta la loro riconoscenza e il loro amore. È un susseguirsi di baci, abbracci, carezze, parole sussurrate nelle sue orecchie.
Già del Menhir, 18 anni, tre Palii disputati con due vittorie ottenute, troppo forte per tornare ancora in Piazza, se ne sta buono buono a prendersi questi segni d’affetto e rispetto. Tutti vogliono la foto con lui. Ci sono anche delle bambine che all’epoca del suo debutto vincente non erano ancora nate, ma sono lì, con la mamma e la nonna che trasmettono loro cosa vuol dire essere senesi, essere contradaiole.
Dal gruppo dei giovani se ne stacca uno e si avvicina sorridente che mi dice: “Mi riconosci, sono il bimbo del libro!”
 
 
Francesco
Assegnazione dei cavalli per il palio dell’Assunta 2010. Il mio scatto lo ritrae nell’atto di estrarre un bossolo dall’urna. Un momento che può essere determinante per la vittoria (o per la sconfitta). La sua espressione mi colpì molto e questa è una delle foto inserite nel mio libro dedicato al Palio, ‘Voci in Campo’.
Un libro strano, inusuale, al quale sono molto legato e nel quale ho anche potuto inserire un po’ di foto scattate in undici anni di partecipazioni a questa Festa. Un libro che non ha avuto un grande successo, per il quale penso di aver pagato lo scotto del non essere senese o non essere comunque un personaggio di alto livello del panorama nazionale, storico o del costume. I mezzi di comunicazione senesi non lo hanno quasi per niente preso in considerazione (salvo poche eccezioni), nonostante la presentazione sia avvenuta in un luogo fantastico (la Sala delle Cinquecentine della Biblioteca Comunale), con un relatore eccellente (Alessandro Lorenzini) e con la benedizione del Consorzio per la Tutela del Palio. Oppure, più semplicemente, è un libro che non ha stimolato l’interesse dei senesi. Non è piaciuto.
Amen, così doveva andare, forse. Di certo non sarà questo disinteresse a far diminuire questa mia passione.
Quando poi anticipi a un contradaiolo che sarai a Siena nei giorni del Palio che non c’è, perché ti sembra giusto così e perché così contribuirai almeno in piccola parte nel ruolo di turista al momento difficile e ti senti rispondere: “Ma te non sei un turista, sei uno di noi” ... mi dici come fai a prendertela con i senesi anche se il tuo libro è stato un mezzo fiasco? Fiasco dal punto di vista delle vendite per il resto sono orgoglioso di averlo scritto. E poi, come si dice, ogni scarraffone ...
 
La Piazza

E poi c’è lei, Piazza del Campo, che ti abbraccia e ti avvolge ogni volta che ti ci tuffi dentro. Nemmeno in inverno è così spoglia di gente.
La verbena che le dà quella sfumatura verde che in luglio non si era mai vista.
Le lastre bene in vista, non c’è il tufo a nasconderle.
Però ti viene una voglia, quello di farlo tu, questo Palio che non c’è, a piedi e con la macchina fotografica appesa al collo.
La Mossa, se qualcuno non sapesse dov’è, l’insegna di un locale è lì a ricordarlo. Con il Verrocchio al suo posto, resta nascosta.
È sgombra la Costarella senza il palco montato, ma ti sembra di vederli il Sindaco, i Capitani, protesi verso il Campo.
I tavoli dei ristoranti e dei bar occupano quello spazio che in genere ospita i palchi. L’ambulante che vende di tutto è a Fontegaia invece che al centro della Piazza.
Non ci sono scoppi di mortaretto a farti sussultare, sempre, anche quando pensi di esser pronto.
 
 
Il Palio che non c'è
 
Però li vedi, li senti, i 10 cavalli che fanno tondino dietro il canape, anche se questa non è l’ora giusta ma un Palio che non c’è può avere la sua mossa quando è la fantasia ad aprire la busta e iniziare a chiamare.
I cavalli iniziano a entrare accompagnati, i primi, dall’esultanza dei rispettivi popoli.
È veloce la mossa di un Palio che non c’è e così la rincorsa entra subito, non si era mai visto una Carriera che parte al primo tentativo!
E mai si vedrà, nella realtà.
Subito è lotta per prender posizione, la migliore possibile, e già alla Fontegaia c’è già chi è primo e chi è ultimo. Ma questo può anche non contare per niente.
Già si curva leggermente e inizia la discesa che porta al primo San Martino. Qui si sceglie la traiettoria che può portarti in cielo. Oppure sui materassi. Oppure a sbattere il ginocchio su quel colonnino. Ma anche questo può non esser la fine del mondo, se all’assegnazione ti è toccato un certo Remorex!
Sempre in discesa, ci sono i materassi che proteggono la Cappella e poi subito in salita, verso il primo Casato.
Anche qui, fantino, scegli bene la traiettoria perché se non è quella che può avvicinarti alla gloria, finisci in braccio alla gente nei palchi.
Oppure trovi anche qui un colonnino, gemello di quell’altro che hai sfiorato dall’altra parte della Piazza.
Si passa dal Bandierino e, via, veloci al secondo giro.
E poi al terzo, con i soliti sali-scendi e riprendi-che-c’è-la-curva e spingilo-sul-rettilineo.
A piedi, però ti fermi e lo guardi da lì, dal Bandierino, il resto di questo Palio che non c’è. E ti vengono in mente, come fossero tanti scatti fotografici, i mille attimi che hai vissuto partecipandovi in tutti questi anni.
La fine del terzo giro, gli scoppi del mortaretto sanciscono la fine del Palio ed ecco il fiume di gente colorata giubilante, per raccogliere e strapazzare l’agognato Cencio.
 
Questa Palio fantastico è stato anche un brutto incubo: coraggio amici senesi, il 2021 ci riporterà grandi gioie perché, comunque, Siena trionfa immortale.
Suono delle chiarine.
Nero.
Titoli di coda.
 
Siena, 1 e 2 luglio 2020 - Enrico Querci